Ecco i 4 modi per sopravvivere ai silenzi di WhatsApp

chatSe lui non ti chiama, non ti scrive, che vuol dire?

C’era chi diceva che se non ti cerca, non gli piaci abbastanza, ci hanno fatto un libro e poi un film di successo.

Se lo è chiesto anche Alessandro Nicolò Pellizzari, che sembra essere un fine conoscitore degli uomini e ne svela i segreti comportamentali nel suo blog personale*, ormai punto di riferimento per le donne che vogliono capirci qualcosa in più in questo immenso casino che sono diventate le relazioni moderne.

A sua volta Pellizzari è partito da una riflessione dell’incontenibile Selvaggia Lucarelli, che ha stroncato gli uomini “poco invadenti” accusandoli di aver trovato l’ennesima scusa per non mettere al centro del proprio universo le donne.

Che, a mio avviso, dovrebbero guardarsi dall’essere al centro dell’universo di chicchessia fuorché di se stesse, perché mettere qualcun altro al centro della propria vita è un errore che loro stesse hanno fatto troppo spesso in passato [per motivi culturali, sociali e via dicendo] e mi sembra che non abbia portato davvero a buoni risultati.

Pellizzari si focalizza invece sul concetto dell’egoismo:

non chiamare o non richiamare una donna non è una strategia, ma è determinato da uno status, e l’uomo, che è per sua natura egoista, non chiama, punto.

A me invece, che valuto i fatti e cerco di rimanere coi piedi per terra, sembra che si stia troppo a ragionare sul perché e percome un uomo non chiama: pigrizia, egoismo, beata voglia di farsi i cazzi propri, certo, tutte supposizioni e tutte plausibili.

Ma fermiamoci un secondo ai fatti, per cortesia, e qua torniamo al concetto basilare con cui ho aperto la riflessione: se non ti cerca, allora non ti vuole, se non ti chiama allora non gli piaci abbastanza.

Questo sì, è un fatto. Spiacevole o no, semplicistico o no, io trovo che sia onesto e veritiero, e alla lunga onestà e verità pagano sempre [sì be’, concedetemelo anche se siamo in Italia].

Pagano soprattutto chi non ha paura di riconoscerle e di accettarle, perché mettono al riparo da delusioni e da strascichi che una storia iniziata con curiosità [magari da entrambe le parti] e poi finita scemando [poiché non c’era la stessa spinta da tutti e due i soggetti coinvolti] potrebbe lasciare per sua stessa natura: il tarlo della non-risposta è quello più pericoloso, perché lascia aperti a innumerevoli scenari, tutti giusti, tutti “ragionevoli”, tutti possibili. Eppure c’è solo una motivazione dietro la non-risposta: il disinteresse.

Ergo, che dobbiamo fare? Ma ovviamente, essere pratici!

Quindi, in breve:

  • tirare una bella riga sul nome, crocettarlo in rosso, cancellarlo dalla rubrica, non cagarlo più, voltare pagina: quello che volete, anche se io personalmente sconsiglio la cancellazione perché questi, alle volte [non sempre], ritornano, e rischiate di ritrovarvi sul cellulare o su WhatsApp un messaggio da un numero che non riconoscerete e a cui risponderete chiedendo “scusa, chi sei?”, dandogli un motivo per riagganciarvi [e facendo magari la vittima: “ah cattiva, ma come mi hai cancellato, io che ho pensato tanto a te?!” seeee, sticazzi!]; invece il numero va assolutamente conservato, proprio perché se il soggetto scrive, non si risponde, e tanti saluti
  • non perdere tempo coi “se” e coi “ma”: ci si lascia spesso addolcire dalle frasi carine da film sulle seconde possibilità e sulle difficoltà in cui incappano i veri grandi amori, quando i grandi amori sono per loro natura semplici e spontanei, perché tutte ‘ste menate e strategie del tipo “mi faccio sentire poi sparisco poi ricompaio così pensa che io sia un figo” sono da sfigati, e non da personaggi indimenticabili su cui si scriverebbe un romanzo; la risposta è l’azione, che diventa eliminazione, è il mezzo più adeguato per alleggerire la zavorra di perdenti che vi portate appresso
  • giocare d’anticipo: vi siete visti una volta, due volte, alcune volte, poi eravate d’accordo per rivedervi e lui vi ha detto che forse quel giorno non riusciva ma vi avrebbe aggiornato e poi è sparito senza più dire nulla? bene, non state tanto a dannarvi: se sono passate più di due o tre settimane dall’ultima volta che si è fatto vivo, toglietegli il problema [perché si sa, in questi casi gioca anche molto il fattore codardia] e toglietelo soprattutto a voi stesse; mandategli un sms in cui gli dite con grande sincerità ed educazione quello che pensate, ovvero che vi dispiace che non si sia più fatto sentire e che avreste voluto conoscerlo meglio, e lo salutate; se non vi risponde, bene; se invece vi risponde e vi scrive che “è incasinato, è fatto così, il suo non è un addio ma una pausa” e via dicendo, non rispondete manco per il cazzo perché sono tutte scuse, e poi perché è così idiota che non ha capito che l’addio era il vostro. quel che conta è che voi abbiate detto la verità, perché la verità rende liberi
  • tra la linea “stalker” [un messaggio al secondo] e la linea “menefregastocazzo” [manco un messaggio in settimane/mesi] c’è un mare in mezzo: non esiste che un rapporto di qualunque tipo, fosse anche una scopata, non vada coltivato con qualche messaggio ogni tanto; per rompere la routine del silenzio, un sms alla settimana è il minimo, un saluto, una foto, un video, una cazzata, un “tifacciovederechecisonovedi?” è sempre gradito e se l’interesse è ricambiato è bello per tutti, quindi se a un uomo tira il culo compiere un gesto che si risolve in 4 secondi netti [apri whatsapp, invia messaggio, chiudi whatsapp] allora vuol dire che quest’uomo non si merita il nostro tempo, le nostre energie, i nostri sospiri, i nostri pensieri [che sono essi stessi energia], e visto che con l’energia si smuovono montagne, be’, inviate un bel vaffanculo e vedrete che prima o poi gli verrà recapitato; con gli interessi.

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Enjoy!