Fatti non foste, o sareste fatti?

fattiQuesta è una cosa che nessuno ama sentirsi dire, ma vi posso garantire che anche se a me sta sulle palle, è proprio vera: perché qualcuno possa prendere per il culo qualcun altro, l’altro dev’essere d’accordo.

È facile fare la parte della povera vittima. Certo, con tutte le facce di bronzo che ci sono in giro, è piuttosto semplice incontrare qualcuno che voglia raccontartela o raggirarti, ma c’è una questione a cui non si pone mai abbastanza attenzione [nonostante la prima lezione che ci fanno imparare sia quella di non fidarsi degli sconosciuti]: con le parole è facile cadere nell’errore, ma sono i fatti la prova del nove. I fatti non mentono mai.

Per aver sostenuto che nella vita contano più i fatti delle parole, mi sono sempre beccata della negativa, dell’eccessivamente pragmatica, dell’estremista, della pessimista, dell’ottusa, della troppo razionale e dell’insensibile [sic!]. Nonostante questo, mi sono resa conto che in fin dei conti, tutti coloro che mi dicevano la loro opinione sulla sottoscritta sottolineando quello che a loro parere era un limite e non un pregio, erano ben contenti di giovare della mia presenza, del mio aiuto, del mio appoggio, del mio sostegno ogni qualvolta ne avessero concretamente bisogno. E sottolineo la parola concretamente.

Quindi, in sostanza, tutti coloro che mi rimproveravano il mio essere troppo cinica nel valutare con maggior peso i fatti a scapito delle parole [“perché è bello sentirsi dire che mi vuoi bene, che mi ami, che mi ritieni importante, che mi ritieni una vera amica, che mi ritieni speciale, che mi apprezzi, che mi stimi”, le motivazioni, pure plausibili] esprimevano un’opinione che non collimava col loro comportamento, essendo loro ben contenti di ricevere appoggio e aiuto materiale [per poi magari darsi alla macchia o guardarsi bene dall’esibire il proprio, di appoggio, se ero io ad averne bisogno].

Certo, è vero: le parole sono importanti [lo dite a me?].
Certo, è vero: le parole nutrono l’anima, fanno vibrare, danno emozioni.
Certo, è vero: è bello sentirsi “ti voglio bene”, “ti amo”, sei importante”, “sei speciale”, “ti apprezzo”, “ti stimo”.

Ma lasciatemelo dire: dimostrarle è tutta un’altra cosa.
E non è da tutti. I più coraggiosi lo fanno. Gli altri no.
I codardi si limitano a parlare, anche bene, per l’amor del cielo, ma in quanto ai fatti, li lasciano agli altri. Gli stessi che magari non hanno un cazzo di tempo per stare lì a dirti quanto ti vogliono bene e ti amano, ma lo dimostrano con una telefonata, un messaggio, una carezza, un “come stai?” seguito da un “posso fare qualcosa per te?”, una corsa a perdifiato per raggiungerti alla fermata del tram prima che tu salga per andare al lavoro, una lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi l’ultimo biglietto d’aereo e venire a trovarti nella tua città, prendere un caffè insieme, portarti a cena, spostare un impegno e fare di tutto per aiutarti a fare quel trasloco, o a curare il gatto, o a scriverti la tesi, la relazione, il curriculum. Quelli che non chiedono nulla in cambio, che non dicono niente, si dimenticano di dirti “ti voglio bene” perché sono troppo impegnati a fartelo capire così, con slancio.

I fatti, ragazzi, badate ai fatti.
Il resto sono solo chiacchiere.
Le parole sono belle, ma a metterle in pratica si fa fatica.
Non fidatevi di quelli che non vogliono faticare: non gliene frega un cazzo di niente.

Enjoy!

Eliselle