La qualità che tutte le donne dovrebbero avere e che l’uomo ha!

uomo-razionaleSegretaria: Come fa a descrivere le donne così bene!?
Melvin: Penso a un uomo, e gli tolgo razionalità e affidabilità.

Così risponde lo scrittore Melvin Udall, interpretato da un fantastico Jack Nicholson, a
chi gli chiede come fa a creare i personaggi femminili per i suoi bestseller rosa in
“Qualcosa è cambiato” di James L. Brooks.Ecco per lui, in sintesi, la donna: un essere umano incapace di usare la logica consequenziale per portare avanti i propri ragionamenti, che finiscono per essere totalmente irrazionali e sconclusionati, creando danni collaterali relazionali pressoché infiniti.

Certo, c’è quella puntina di maschilismo che fa capolino ed è pure bello riderci sopra, ma facendo una breve riflessione e un po’ di misurata autocritica, mi sento di dire: caro zio Jack, temo tu abbia colto nel segno.

Prima di liquidare la mia riflessione con la solita manfrina del “eccone un’altra che dopo tutte le conquiste del femminismo fa un passo indietro nell’involuzione”, vi invito a riflettere sul fatto che la maggior parte delle cosiddette conquiste delle donne, ad oggi, non sono (ad esempio) parità di diritti e di stipendio, ma bensì (ne converrete con me) bere alcol fino a perdere conoscenza, fumare fino ad affumicare il gatto e scopare ogni cosa che si muove nel nome di una libertà (?) che ci ha ridotte a delle poveracce costrette a scimmiottare gli uomini nel loro peggio.

Se invece facessimo tesoro dell’insegnamento che un uomo ci può offrire, ecco, io opterei per la parte intelligente di loro, ovvero quella più semplice.

Perché la semplicità e la razionalità vanno spesso a braccetto.

Personalmente, credo che sia proprio la mancanza di razionalità (o meglio, la dimenticanza dell’uso della stessa) l’essenza del 70% dei problemi che affliggono le donne, soprattutto quando si tratta di relazioni con l’universo maschile. Il rimanente 30% credo sia da distribuire in parti eque tra aspettative, paranoie e conflitti irrisolti con la propria storia e il proprio percorso personale, ma dato che queste questioni spettano più a counselor, psicologi e psichiatri che a me, le lascio volentieri a loro e mi concentro su quel 70% che sembra una percentuale altissima, ma in realtà è un fardello di cui ci si può liberare in poche, semplici mosse, se solo lo si vuole.

La razionalità va allenata, la lucidità è un premio che va conquistato, e ve lo dico subito, se non ci siete tagliate e nella sequenza del vostro DNA sono presenti la tragedia e lo psicodramma, non è affatto un percorso facile.

So che è difficile sulle prime pensare “ma come?! devo fare tutta questa fatica per arrivare a essere lucida e magari scoprire che quello con cui sto insieme da anni alla fine mi fa cacare, o l’uomo a cui muoio dietro è un’illusione e non gli interesso, o il tizio con cui scambio sguardi in realtà non li scambia con me ma con la vicina di casa antipatica?!”.

Di solito questo genere di domande è seguito da altre domande e affermazioni più ovvie: il “ma chi me lo fa fare?!” e il “voglio tenermi le mie illusioni!”. Vivere nell’illusione è confortevole, pensare ai problemi degli altri per non vedere i propri è confortevole, darsi spiegazioni con una logica illogica per far tornare i conti è confortevole, ma purtroppo non risolve la questione principale: ovvero, c’è un limite fino a cui le scuse che propiniamo a noi stessi per non pensare lucidamente e rimandare le questioni in sospeso possono essere plausibili, dopodiché diventa puro masochismo.

Raccontarsela o non raccontarsela, questo è il dilemma.

Quindi, dicevamo: ah sì, chi ve lo fa fare di squarciare il velo dell’illusione con la razionalità? Ma mie care, nessuno in realtà. Nessuno vi costringe a farlo. Siete voi a doverlo fare per voi stesse, per non dover dire troppe volte nella vita la fatidica frase “se solo avessi capito prima, se solo fossi stata meno cieca”.

Ecco, di solito si capisce prima una questione, una persona, un inghippo se si tiene acceso il cervello e lo si fa funzionare, perché mica siamo sceme, è solo che quando abbassiamo la guardia (per amore, paura, solitudine) la pigliamo in quel posto. La cecità nelle relazioni non va affatto bene, di solito una se ne accorge quando il partner si è già trovato qualcun altro alla faccia sua e magari nel frattempo si è trombato mezzo mondo. Quindi, perché rimandare a data da destinarsi qualcosa che va totalmente a favore nostro e a scapito delle delusioni di domani? A voi la decisione.

Se avete deciso di proseguire la lettura, vi avviso sin da subito: allenare la razionalità e rimanere lucide (o il più lucide possibile) è un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo, e se non lo fate voi nessuno lo farà al posto vostro (anzi, ci sguazzerà, e di solito troverà il modo per dare la colpa a voi delle sue mancanze e dei suoi errori, quindi occhio).

Proprio come quando andate in palestra per avere un culo perfetto o vi preparate per la maratona di New York, non ci sono scuse, non ci sono giorni sì e giorni no, non ci sono momenti più giusti di altri: ci siete voi e la vostra consapevolezza, il vostro desiderio di raggiungere un obiettivo e il vostro fare in modo di arrivarci nel tempo più breve possibile ottenendo il massimo dei risultati.

Come si allena la razionalità? Come si può aggiungere questo ingrediente alla propria forma mentis in modo tale da cavarsela sempre (o quasi) in ogni occasione senza complicarsi troppo la vita?

  • non cercare di plasmare la realtà attraverso i tuoi pregiudizi: come diceva Sherlock Holmes, i pregiudizi sono un grande impedimento per una mente aperta, e una mente aperta reagisce molto meglio agli indizi che bisogna portare alla luce per comprendere e capire una persona, o una situazione
  • non finire i ragionamenti degli altri: l’arroganza di voler sapere quello che l’altro sta per dire non porta mai a nulla di buono, e cercare di anticipare qualcuno interrompendolo mentre sta parlando distoglie dall’attenzione su quello che sta dicendo davvero, impedendoti la lucida comprensione di quello che sta comunicando
  • non fare domande per poi darti da sola le risposte: domanda e attendi la risposta prestando orecchio alle parole e occhio ai dettagli, anche la gestualità è importante per capire se chi hai davanti è sincero o racconta cazzate
  • non riempire i vuoti di chi ti circonda coi tuoi pensieri: i “se lui sta zitto magari pensa a…” e i “se lui si comporta così allora vuol dire che…” non servono a nulla se non ad alzare muri e a creare altri vuoti, smetti di congetturare e piantala di cercare di interpretare sempre, è assolutamente inutile
  • valuta, semplifica, tira le somme: ci sono sempre un lordo da calcolare e una tara da eliminare, ma la cosa più importante è il netto che rimane, perché quel netto deve valere la pena, a prescindere
  • non fare l’errore di dare valore a qualcuno in base alle tue paure o ai tuoi desideri: quando valuti una persona devi cercare di rimanere il più possibile oggettiva, è necessario che il suo valore sia scevro da quelle che possono essere tue semplici mancanze o bisogni da soddisfare
  • stacca la spina: alle volte basta davvero chiudere tutto per un po’, liberare la mente, per notare come i loop mentali si interrompano di colpo e i pensieri avviluppati su loro stessi si scolleghino in automatico

È chiaro che questo tipo di allenamento può essere fatto sia sulle relazioni sentimentali sia su quelle amichevoli, e può essere applicato non solo su tipologie già note, quali gli uomini figa e le amiche di merda, ma anche in altri ambiti della comunicazione, anche quelli più tecnologici: se si applicasse in misura maggiore la logica all’interno delle relazioni, al di là di quelle che possono essere specificità di genere o variabili contingenti, forse si riuscirebbe a semplificare anche in misura maggiore l’interazione con gli altri e (per assurdo) portarla a un livello più elevato.

Si sa che se non c’è più tempo per le cazzate e le prese per il culo, forse c’è una qualche possibilità in più di avere relazioni più semplici e spontanee, più vere e di maggior spessore. Che spessore, se non l’avete capito, non è mica la stessa cosa di complicazione, anzi direi quasi l’opposto.

Quindi, de-complicate e razionalizzate, e come dice un noto pensatore, smettete di farvi seghe mentali una volta per tutte. Vedrete che fisico, poi.

Enjoy
Eliselle