Il pulpito, la predica e la Vita

“Apriti alla vita!” la trovo una bella frase: un po’ retorica, se vogliamo, ma prima o poi ce la siamo sentita dire tutti. Nei momenti di sconforto, alla fine di una relazione, quando andavamo dicendo che mai più ci saremmo dedicati all’amore e ripetevamo che mai più avremmo perso tempo a intessere storie con persone che poi ci avrebbero lasciato e fatto soffrire come cani. Per ogni volta che abbiamo pronunciato con rabbia o con rassegnazione i nostri propositi, c’è sempre stato qualcuno dall’altra parte della barricata che diceva “dai, non fare così, tieni spalancato il cuore e apriti alla vita, vedrai che troverai quello giusto”. Vabbè.

Vi dirò, detta da un amico [vero] è una frase che può pure fare piacere. Dimostra partecipazione, vicinanza, e c’è pure quel pizzico di tenerezza che spunta quando vediamo una persona a cui vogliamo veramente bene, stare molto male. Ma quando a dirtelo sono quasi sempre uomini sposati abituati ad avere relazioni multiple e a cornificare come se non ci fosse un domani, non so, ma a me “Apriti alla vita!” suggerisce ben altri scenari e mi viene da tradurla automaticamente con “Aprimi le gambe!”. Il pulpito per me è molto importante: accetto lezioni di vita solo da chi se lo può permettere.

Mi capita spesso di confrontarmi con persone dal differente background, che hanno già messo in cantiere matrimoni, figli, e tutto il carrozzone che questi si tirano obbligatoriamente dietro. Quando mi dicono “e tu? niente?” io faccio spallucce e rispondo “no, non sono interessata” e da lì scatta in automatico il pippone sul “ma come, una così bella ragazza come te, avanti, apriti alla vita!” [tranne in pochi, onesti casi, in cui ti senti semplicemente dire “brava, continua così che hai capito tutto”]. Come se il problema, in primis, fossi io, non la mancanza di materia prima adeguata. In secondo luogo, per preparare il terreno all’approfondimento.

Sì, perché quando inviti l’uomo medio/sposato/con o senza figli a farsi i beneamati cazzi suoi, ma al contempo decidi di fare qualche domanda sul motivo per cui dovresti intraprendere la stessa strada che ha intrapreso lui, ti senti dare risposte alquanto bizzarre e contraddittorie: lo senti sempre dire che è felice e convintissimo della sua scelta, ma intanto appena può si guarda attorno e punta ogni bella figliuola che passa quasi fosse un animale in gabbia e in astinenza; tu passi oltre, riflettendo sul fatto che in fondo, gli occhi per guardare li abbiamo tutti, e guardare non è certo peccato; allora approfondisci il discorso, così pian piano salta fuori che con sua moglie è tutto ok ma poi si tratta in fondo di fare dei compromessi, ché la vita di coppia, si sa, è alquanto complicata; e allora affondi il colpo, e mentre lo vedi messaggiare sul cellulare [con la dolce metà, forse?, chissà], gli chiedi come mai se portare avanti una relazione è tanto complicato, aprirsi alla vita e trovare un uomo è la prima cosa che si sente di suggerirti, così si scopre che secondo lui la cosa importante è tenersi degli spazi privati, in modo tale da non far saltare tutto all’aria. E già lì il senso non ti torna più.

La questione degenera quando andando a fondo, esce quasi con nonchalance la verità sottesa a tutta questa meravigliosa apertura verso il mondo: spesso, infatti, l’uomo medio/sposato/con o senza figli che regala a piene mani perle e consigli alle pulzelle in attesa d’amore, non fa mistero di avere altre relazioni o di averne avute in passato. Come fosse una cosa normale. Non ti senti di chiedergli se con la moglie ha una relazione aperta, potrebbe anche essere, pensi, ma comunque non faresti in tempo: da qui, l’invito a far parte del suo harem spesso arriva in fretta, perché una volta che le carte sono state scoperte, che senso avrebbe continuare col mistero e ritardare ulteriormente il divertimento?

“Apriti alla vita, dammela, e non ci pensiamo più!”. In soldoni questo è il senso di tutto il discorso, che era partito quasi come un sermone sul senso profondo dell’esistenza e finisce a tarallucci e vino. Chiaro, la mia è una generalizzazione, ma ho notato negli anni quanto sia più facile per una persona che a casa ha già qualcuno ad attenderla buttarsi nel mare della vita e godere a piene mani dei doni che questo ti porta, alla faccia di chi a casa ti aspetta, rispetto a una persona ferita e dolorante che magari ha messo tutta se stessa in una relazione, comprese fedeltà e chiarezza, e si ritrova di nuovo sola, a ricominciare tutto da capo.

Perché cari signori, se volete ergervi e parlare dal pulpito, se volete darci tanti buoni consigli e siete felici di condividere le esperienze che avete accumulato per permetterci di continuare al meglio il percorso, il vostro culo deve essere pulito, non dovete avere le mutande sporche di merda. Ché di finti profeti e falsi guru dell’amore, ormai, noi persone coerenti che cerchiamo relazioni sane ne abbiamo ormai piene le tasche. Troppo facile predicare bene e razzolare male. E se proprio volete scopare in giro cornificando a destra e a manca pur avendo una relazione ufficiale, allora fate il piacere: fatelo e tacete. Soprattutto, non cercate di insegnare la vita a chi, delle vostre lezioni, non ne sente decisamente il bisogno.

Enjoy!

Eliselle