Se telefonando io, potessi dirti addio (o anche solo vaffanculo)

Se telefonando…

Parrebbe che il nuovo giochino oggi più in voga nei corteggiamenti 3.0 sia il “vediamo chi vince la gara di chi se la tira di più”: un vero e proprio tiro alla fune tra due persone che, prese dal vortice di impegni quotidiani, sembra proprio debbano superare ostacoli insormontabili per vedersi, frequentarsi e magari dedicarsi a un minimo di piacere reciproco. In realtà, è probabile che solo uno dei due [o nessuno dei due] sia interessato all’incontro tête-à-tête, ed è molto facile scoprire come e soprattutto perché.

Perché?

Perché siamo davanti a una masnada di gente pigra, annoiata, viziata, narcisista, incapace di mettersi in discussione e insicura fino al midollo, che cerca solo e semplicemente delle conferme e delle carezze al proprio ego.

Come mai accade tutto questo?

Le concause sono molteplici, ma basta citare il baratro empatico e culturale in cui siamo caduti, al quale contribuiscono i tempi moderni fatti di individualismo spinto come valore assoluto, la realtà virtuale consumata come pane e le applicazioni da supermarket delle relazioni a disposizione di chiunque, soprattutto di quelli incapaci a relazionarsi.

La situazione tipica è la seguente: due si piacciono [inteso come si mettono un like virtuale a una foto oppure si vedono per caso a una serata tra amici, rigorosamente ognuno per i fatti propri], si scambiano solo il cielo sa come i numeri di telefono, e iniziano a sentirsi tramite messaggi su internet o su whatsapp per approfondire la conoscenza. De visu, MAI. Tra un buongiorno di qua e un complimento di là, se la prima fase della conoscenza va a buon fine senza nessuno scivolone o nessuna cazzata da parte di entrambi, ecco che si comincia a pensare di vedersi, e da lì all’invito per un caffè o una cena il passo è breve. C’è chi salta i preamboli e arriva subito all’invito per il dopocena, ma per il momento sorvoliamo sul genere e ci concentriamo su un percorso più lineare. E di solito, è a questo punto che casca l’asino.

Lei lavora, magari si barcamena in situazioni in cui deve essere reperibile, e allora ecco che lui si lamenta delle poche attenzioni e della apparente fuggevolezza di lei.

Lui: “non ci sei mai, sei sempre impegnata, tutte le altre cose sono sempre più importanti di me”
Lei: “in effetti questo è un periodo un po’ difficile per me, ma se ti va ci organizziamo: tra una settimana come sei messo?”
Lui: “sono molto preso dal lavoro, non lo so proprio, ci aggiorniamo”

Ma come! Nel momento in cui finalmente lei risponde all’invito e dice “vediamoci”, all’improvviso lui diventa presissimo e si dà alla macchia?! Ma non era quello che si lamentava che voleva attenzioni? Appena le ottiene che fa, scappa? Oppure è semplicemente terrorizzato dal fatto che “fissare un appuntamento” possa essere visto come “prendere un qualunque genere di impegno che per l’amor del cielo non voglio”? Un po’ e un po’.

Lui sta un po’ sulle sue, lei cerca di capire se gli può piacere, e alla fine dopo tanto lavorìo sotterraneo riesce a ottenere l’invito così agognato.

Lei: “mi piacerebbe vederti, ma ti neghi sempre”
Lui: “anche a me, ti va di berci un caffè o un aperitivo domani?”
Lei: “ah, sarebbe bello, ma fino ai prossimi due mesi non credo di riuscirci”

L’incantesimo scade nel momento in cui lui passa all’invito. Improvvisamente, lui diventa meno interessante, non è più quello che lei vuole, perché fino a quando lui non c’era sembrava affascinante e ambito, ora che è sceso dal piedistallo non serve più a nulla.

Fino a qualche anno fa, il lavoro più difficile era passare dal corteggiamento alla camera da letto. Oggi, il lavoro più difficile è diventato quello di accattivarsi l’interesse dell’altro, per scaricarlo poi nel momento in cui smette di sopperire al nostro bisogno di attenzioni. L’impegno, la rincorsa, il corteggiamento virtuale diventano una droga. Le attenzioni stesse diventano una droga, ne vuoi sempre di più, ma non perché l’altro ti piaccia davvero: le vuoi per dimostrare a te stesso che hai il potere nella relazione, che detieni il controllo dell’altro e dei suoi desideri, non perché ti faccia veramente piacere chiacchierare o uscire o fare sesso con lui.

Una volta che hai raggiunto lo scopo supremo, quello di avere il controllo [almeno apparente] della situazione, ecco che bisogna cambiare strategia: o perché in realtà non sei single ma impegnato [o impegnatissimo, ovvero sposato con prole] oppure perché con grande franchezza, dell’altro non ti importa assolutamente nulla.

Le tattiche messe in campo a questo punto sono diverse: si può andare avanti a lusinghe per settimane o mesi per tenere buono il malcapitato o la poveretta di turno [ah quanto mi piacerebbe vederti, ah io sono sempre a tua disposizione lo sai, basta che mi chiami, ah mi manchi tanto] ma di fatti nemmeno l’ombra, e si scompare come il sole nella nebbia; si cerca di far sentire in colpa l’altro [coi famosi non ci sei mai] per poi accampare scuse più o meno credibili quando la situazione pare favorevole a un incontro reale; si ridicolizza l’altro con mezzucci e manipolazioni per tenerlo in qualche modo soggiogato alla situazione e recuperarlo quando torna voglia del giochino.

Situazione ancora più bizzarra quella che si forma quando l’incontro avviene sul serio: ci si vede, ci si parla, si fanno due chiacchiere [magari di circostanza], e poi nulla scatta o comunque la nuova conoscenza non è così incredibile da richiedere un secondo incontro. Quindi, dal giorno dopo, il silenzio. Un silenzio che può durare mesi sia da una parte che dall’altra, quando a un tratto si rompe l’incantesimo: com’è come non è, uno dei due si rifà vivo all’improvviso, col classico messaggio inquietante [e anche un po’ paraculo].

Lui: “sei sparita…”

Con tanto di puntini di sospensione a rendere il tutto ancora più inquietante. Non ho messo il soggetto a caso, di solito sono gli uomini ad andare al ripescaggio in rubrica quando non c’è nulla di nuovo all’orizzonte o a riscaldare il lettino al tempo presente. E infatti è un messaggio che vuol dire tutto e niente [o per meglio dire, è chiaro come il sole che non significa assolutamente niente – vuoto pneumatico], ove l’unica risposta possibile è:

Lei: “anche tu…”

Giusto per chiudere il discorso.

Valida anche l’alternativa del “non ci vediamo più?” con la risposta breve “in effetti”. Perché qualunque cosa, per funzionare, va coltivata e curata se non proprio ogni giorno, almeno una volta a settimana, e se son rose fioriranno altrimenti pazienza. Ma non si può pretendere di sparire e farsi i cazzi propri e poi, a proprio comodo, tornare laddove si è lasciato il gioco pensando e pretendendo di trovare il tavolo esattamente come lo si era abbandonato. Perché magari i giocatori nel frattempo sono cambiati e qualcuno ha preso il posto che era di un altro, perché l’altro si è stancato di attendere e perché la vita va avanti e si raccoglie quel che si semina: se non si semina nulla, non si raccoglie nulla. Giusto?

Insomma, se vi riconoscete in qualcuna di queste situazioni, l’unica cosa che vi consiglio è prendere il telefono, chiamare il trituratore di coglioni e mandarlo a quel paese. Dopodiché, grazie a questi potenti mezzi 3.0, bloccare il numero e non pensarci più. La tecnologia dovrà pur avere un risvolto positivo, no?

Enjoy!

Eliselle